[Recensione] La punizione del romanzo, di Danila Passerini

«”Potresti essere spedito in un romanzo, a imparare come ci si deve comportare.”»

Danila Passerini, La punizione del romanzo, L’Erudita (2013)

Filippo ha sedici anni, un carattere ribelle, capelli lunghi e magliette sbiadite che non riesce a buttare via. La scuola è piena di luoghi comuni soprattutto da quando, dopo la Terza guerra mondiale, tutti si sono messi in testa che bisogna spendere la propria vita per gli altri, essere compassionevoli, buoni. E lui, il più bello della scuola, non ci sta. Ogni compagno è bersaglio di frecciatine non troppo velate e battute taglienti, un po’ per colpire i deboli, un po’ per non svelare la propria personalità e le proprie passioni amorose rivolte all’unica che non sembra subire il fascino del bello e cattivo. Ma la scuola è un luogo di formazione non solo didattica ma anche caratteriale e morale, la cui missione è accompagnare nella crescita i ragazzi perché diventino adulti colti sì, ma soprattutto critici, coscienziosi, consapevoli. E allora non rimane da fare che una cosa: punirlo. Quale castigo sarebbe più adatto per lui della punizione del romanzo? Filippo entrerà in un libro, vestendo i panni di un personaggio, e il suo scopo sarà quello di vivere la sua nuova vita senza cambiarne la trama, pena il non ritorno. Ma cosa succede quando Filippo si rende conto che il romanzo in cui è finito è proprio l’odiato I Promessi Sposi? E se il destino, o meglio la Preside, lo ha portato a indossare i panni di Don Rodrigo, riuscirà veramente a far la parte del cattivo?

immagine recensioni

Il romanzo è diviso in due parti. La seconda, con Filippo nei panni di Don Rodrigo, è più scorrevole (e alcune trovate sono quasi geniali), mentre nella prima si può notare qualche piccolo intoppo.

C’è soprattutto nei primi capitoli la tendenza a spiegare il funzionamento del mondo nel 2041, mentre forse sarebbe più coinvolgente ridurre le parti di spiegazione dettagliata e mostrare che cosa rende quel mondo diverso dal nostro.
Sono, infatti, bellissimi i momenti in cui, da lettori, possiamo guardare il 2041, sentendoci catapultati in quella Bologna ipertecnologica, dove, ad esempio a scuola si fa lezione proiettando ologrammi. A proposito, bella, anche se intrisa di amara ironia, l’ora di storia:

«Per fortuna la lezione di oggi non è per nulla tragica, anzi è molto divertente: sono piombati nel 2001 e l’omino, che si ingegna a promettere il migliore dei mondi possibili, sarebbe poi diventato Presidente del Consiglio, riuscendo a non mantenere quasi nulla di quanto aveva garantito e sottoscritto.»

Come accennato prima, il romanzo diventa più scorrevole e intrigante quando Filippo viene spedito nei Promessi sposi.
Il lettore si sente calato nel punto di vista del ragazzo, obbligato a capire un mondo che non è il suo, ma che è qui ritratto così realisticamente da sembrare reale.
Le avventure di Filippo affascinano e avvincono come quelle di Bastian nella Storia infinita, con la differenza fondamentale, e geniale cardine della narrazione, che Filippo è chiamato a interpretare il ruolo del cattivo.
Dopo un iniziale disorientamento iniziale, Filippo crede di trovarsi bene nei panni del crudele Don Rodrigo, ma essere cattivi è davvero così facile?

Parlando dello stile, l’autrice adotta una soluzione che, personalmente, non mi ha convinto (ma non si tratta di un difetto stilistico assoluto, quanto piuttosto del mio gusto personale).
Ad esempio, nel primo capitolo, la descrizione di una debole compagna di classe, vittima di Filippo, è presentata attraverso gli occhi del bulletto, mentre di Eleonora, amata segretamente dal protagonista, leggiamo una frase come:

«in lei indugia ancora la morbidezza di un’infanzia a pane e nutella.»

Un’espressione molto felice, ma contrastante con il punto di vista insofferente e rancoroso di Filippo, che invece è dominante in tutto il capitolo. C’è quindi, in questo passo come, a volte, nel resto del romanzo, un’intrusione inaspettata dell’autrice, la quale, un po’ manzonianamente, fa sentire la propria presenza.

Una qualità stilistica molto positiva è invece l’ironia, che agisce sia nella prima parte (con allusioni alla nostra epoca), che nella seconda (il lettore comprende situazioni che Filippo non afferra, causando momenti di involontaria comicità).
L’autrice, insomma, strizza l’occhio al lettore, regalandogli passi deliziosi, come il dialogo tra Don Rodrigo/Filippo e il cugino Attilio sulla nobiltà.

«Filippo: “Ah sì? Sai che, secondo me, verrà un tempo in cui tutti lavoreranno? E ti dirò di più: in quell’epoca un uomo sarà giudicato anche per il lavoro che si sarà scelto. La sua realizzazione come essere umano dipenderà in gran parte dalla sua professione.”
“Certo! E l’uomo imparerà a volare e andrà sulla luna!”
“Ci hai preso, ragazzo!”»

In conclusione, La punizione del romanzo è un libro gradevole, che si legge velocemente ed è consigliato a tutti i ragazzi: offre spunti interessanti e un nuovo modo di vedere il capolavoro del Manzoni, un’opera così nota ma non così apprezzata come dovrebbe essere.
La prima parte della Punizione del romanzo poteva essere ampliata, forse fino a raggiungere la stessa lunghezza della seconda, insistendo di più sui parallelismi tra il mondo di Filippo e la Lombardia del ‘600. Perché I promessi sposi sono un romanzo attuale, in stretto dialogo con il nostro presente, come anche un ragazzo come Filippo sarà costretto a scoprire.

Agave

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Rossella
    Mag 08, 2013 @ 13:07:02

    Grazie, Agave, per la recensione al mio libro, così accurata e stimolante che mi è venuta voglia di scriverne il seguito per colmare tutte le lacune che ha lasciato 🙂

    Rispondi

  2. alice
    Mag 30, 2013 @ 21:38:32

    Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perche’ il blog merita davvero e voglio scriverlo a chiare lettere.

    Rispondi

  3. marta
    Giu 01, 2013 @ 03:45:24

    Info Molto utile. Spero di vedere presto altri post!

    Rispondi

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