Di me diranno che ho ucciso un angelo

Vi presento il mio romanzo d’esordio.

«La donna aprì il libro, indicò qualcosa e disse: “A” poi lo guardò. L’angelo non capì. Lei indicò di nuovo il segno e disse: “A” e lo guardò ancora. Lui riuscì a capire. Aprì la bocca e riuscì a ripetere: «A.»
Gli occhi della donna si illuminarono: “La tua voce. È così bella. È musica. Ti prego, parlami ancora.”
L’angelo non capì, ma capì quando gli indicò la lettera b e gli fece dire: “B” e quando gli indicò la parola “porta”, gli indicò la porta della propria casa e gli fece dire: “Porta.”
Prima di imparare a vivere, l’angelo capì che avrebbe dovuto imparare a leggere.
Forse qualcuno potrebbe sorridere di questo.»

Dalla pagina di facebook

Rizzoli ragazzi:

Ci fa sognare, ci illude, ci toglie il sonno, ci ruba il cuore e a volte, purtroppo, lo spezza. L’Amore è un sentimento complesso, guidato da logiche spesso inspiegabili. E se è difficile comprenderne i meccanismi per noi umani, immaginiamo quanto possa risultare incomprensibile agli occhi di un angelo caduto sulla terra, che di sentimenti non sa ancora nulla. Esce oggi in libreria il romanzo d’esordio di una giovanissima scrittrice, Gisella Laterza. Un libro che mi ha emozionata fin dal titolo. Un percorso alla scoperta dell’amore in tutte le sue declinazioni. Lasciatevi guidare.

Trama

È quasi l’alba.
Aurora, di ritorno da una festa, sta per addormentarsi sul tram che la porta a casa. All’improvviso, un giovane sconosciuto e bellissimo le rivolge la parola, e le chiede una cosa strana: vuole sapere come diventare un essere umano, poiché, nonostante abbia viaggiato tanto, non l’ha ancora capito.
Aurora, dopo un iniziale smarrimento, gli risponde che il primo passo per far diventare reale una storia è raccontarla a qualcuno. Così lo sconosciuto comincia a raccontarla a lei.

Lo sconosciuto è un angelo.
Gli angeli, nel romanzo, sono stelle, creature che vivono appese nel cielo, al di fuori del tempo, e contemplano la terra. A un certo punto, l’angelo della nostra storia incrocia lo sguardo di una demone, e se ne innamora. Preso dal desiderio di raggiungerla, cade nel mondo degli umani.

Sente, però, che lui e la demone sono troppo diversi per raggiungersi davvero, e così comincia un viaggio per diventare uomo. Lei, nel frattempo, senza che lui lo sappia, comincia un viaggio per diventare una donna.
Lungo le loro diverse strade, l’angelo e la demone incontrano personaggi molto distanti fra loro, ma accomunati da un intreccio di malinconia, solitudine e desiderio che sembra legare tutti gli esseri umani…

Agave

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[Recensione] Il linguaggio segreto dei fiori, di Vanessa Diffenbaugh

«Restammo a lungo aggrappati l’uno all’altra come se stessimo affogando, ma senza cercare la riva, in silenzio, respirando a malapena.»

Vanessa Diffenbaugh, Il linguaggio segreto dei fiori, Garzanti, 2012

Victoria ha paura e non sa esprimere i propri sentimenti, se non attraverso i fiori.
Victoria ha paura perché è stata abbandonata alla nascita. Affidata ai servizi sociali, è stata sballottata da una famiglia all’altra, da una casa dell’accoglienza all’altra. Fino ai diciotto anni, quando è obbligata a essere libera, a costruirsi una vita con le proprie forze.
Ma una nuova vita, per chi non è mai stato amato e si sente solo e senza radici, è difficile da creare. Per fortuna c’è la fiorista Renata, che assume Victoria dopo che la protagonista le prova il suo talento.

«Quando ebbi finito, una spirale di crisantemi bianchi si ergeva da un cuscino di verbena color neve e grappoli di pallide rose rampicanti scendevano a cerchio dal piccolo mazzo stretto nel nastro di raso. Tolsi tutte le spine. Il mazzo era bianco come un bouquet da sposa e parlava di verità, di preghiera e di un cuore acerbo. Ma nessuno lo avrebbe capito.
[…]
“Cos’è?”, chiese.
“La mia esperienza”, risposi porgendole i fiori.»

E lavorando per Renata, Victoria incontra un ragazzo. Ha l’aria forte e profuma di fiori e terra. Viene dal passato di Victoria, anche se lei ancora non lo sa, e creerà un ponte tra il passato e il presente della ragazza, ponendo le basi per un futuro possibile.

immagine recensioni

Il racconto procede tra il piano del presente, con Victoria diciottenne, e la storia del suo ultimo tentativo, nove anni prima, di essere adottata da parte di una donna: Elizabeth.
È stata Elizabeth la prima a dare una voce ai sentimenti torbidi di quella bambina spaventata, insegnandole il linguaggio segreto dei fiori.
Cosa è accaduto? Perché Victoria non è rimasta con Elizabeth?

La risposta è solo verso il finale, e l’alternarsi del passato e del presente crea una suspance che al tempo stesso trascina e permette di conoscere i personaggi a un livello più profondo.
E si scopre che tutti sono segnati da ferite invisibili, non cicatrizzate per i troppi conflitti e il troppo rancore; e la rosa gialla (la gelosia e l’infedeltà) sembra una barriera che neanche a distanza di anni si può superare.
Eppure un cambiamento è possibile anche per Victoria.
Perché esiste qualcuno in grado di starle accanto pur rispettandone la solitudine.
E perché esiste un tipo di amore, l’amore materno, incondizionato e incancellabile, capace di crescere dal nulla, inaspettato come un fiore senza radici.

Agave

Una nota sul linguaggio dei fiori

Sono stata attratta da questo libro perché a me, come a Victoria, piace indagare il significato dei fiori, nascosto e invisibile ai più.
Quando ho dovuto scegliere un nome per il blog, ho scelto Agave per il suo messaggio nel linguaggio dei fiori. Cercatelo, se siete curiosi. Ne troverete molti, ma come dice Elizabeth, in realtà ogni fiore ha uno e un solo significato.

[Recensione] La solitudine dei numeri primi

“C’era qualcosa, nel modo in cui teneva la testa buttata giù, che le faceva venire voglia di avvicinarsi, di sollevargli il mento e di dirgli guardami, sono qui.”

Da tempo non scrivo recensioni. Non ho smesso di leggere, ma ho smesso di leggere libri che mi ispirassero una recensione.

Poi, oggi, ho ricordato La solitudine dei numeri primi (Mondadori, 2008).

immagine recensioni

Il romanzo d’esordio di Paolo Giordano, vincitore del Premio Strega e del Premio Campiello 2008, ha attirato pareri contrastanti.

Lo stile semplice, accessibile anche al lettore medio, è stato bersagliato dalle critiche dei lettori più raffinati. Però c’è da dire che non manca di pregi: è uno stile pacato, quasi senza variazioni di tono, come se tutto il libro fosse raccontato in un sussurro. Anche i momenti più drammatici danno l’impressione di essere narrati sottovoce.
Questo permette al lettore di immergersi in un’atmosfera ovattata che, nella sua apparente leggerezza, nasconde delle inquietudini profonde. La stessa atmosfera che avvolge i protagonisti.

Alice e Mattia, infatti, sono segnati da traumi avvenuti nella loro infanzia che condizionano le loro vite future. Vite che potrebbero riscattarsi, ma che non lo fanno: anche a molti anni di distanza da quei traumi, Alice e Mattia sono avvolti da un muro di solitudine lieve, ma tuttavia insormontabile, rappresentato dalla metafora che dà il titolo al libro.

“I matematici li chiamano ‘primi gemelli’: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero.”

A partire da quando si incontrano – al liceo – e per sempre, si sentono simili, ma come due numeri primi gemelli, sono separati da un solo numero, che basta a tenerli distanti.

“Mattia pensava che lui e Alice erano così
due primi gemelli, soli e perduti,
vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero.
A lei non l’aveva mai detto.”

La loro solitudine è raccontata attraverso varie fasi delle loro vite, in cui ottengono piccoli successi o perdono occasioni.
Tutti questi momenti sono, come si è detto sopra, sempre narrati con delicatezza, una gentilezza che attenua il dolore dei protagonisti e lo rende umano, comprensibile. E quasi familiare.
Come se noi tutti, in realtà, fossimo numeri primi.

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